Valle Grana/Valle Stura:

Valcavera / Bandia / Altopiano Gardetta / Rocca La Meja / Valcavera

Avvertenza: Questa, come le altre presentazioni su questo sito, non hanno la pretesa di essere vere e proprie guide. Sia perché non posseggo la prosa tecnica e appassionata degli "alpinisti scrittori" (...la carrareccia percorre verso ovest un altopiano ondulato, s'innalza, con alcune svolte, per superare una balza e prosegue, lungamente, fra i larici...), sia perché quando le ho effettuate, non ho pensato a prendere appunti e quindi vado a memoria, osservando le fotografie scattate e le mappe. Quindi, se oltre alle mie impressioni e considerazioni, vi servissero maggiori informazioni, vi rimando alle guide vere e proprie che troverete, copiose, in rete, con indicazioni particolareggiate tipo ... Proseguendo verso SE e tagliando in diagonale con lieve pendenza una conoide detritica leggermente inerbita...


Accesso 1: Da Cuneo si seguono le indicazioni per Caraglio e da qui si risale la Val Grana fino a Castelmagno e al Santuario. Da qui, la strada si fa stretta (ex-militare 208), ma si prosegue "diritti", a mezza costa, fino al Colle d'Esischie, dove si lascia a destra il bivio per "Valle Maira-Marmora". Si prosegue per "Valli Grana-Stura" fino al "Colle Fauniera-Colle dei Morti". Qui, nello spiazzo davanti alla statua di Marco Pantani, si può parcheggiare e proseguire a piedi (o in bici), oppure si può andare a parcheggiare al Colle Valcavera, dove termina la strada asfaltata.

Accesso 2: Da Borgo San Dalmazzo si risale la Valle Stura fino a Demonte. Subito dopo il paese, si imbocca il bivio a destra per S. Giacomo ed il Vallone dell'Arma. Si sale fino a raggiungere il Colle Valcavera, dove si può parcheggiare.

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L'escursione che vi illustro, è la "somma" di più percorsi che si snodano sulle stradine che attraversano l'Altopiano della Gardetta. Il giro completo è di circa 48 km, (52 se si parte dal Colle Fauniera) ed in effetti da fare a piedi è un po' lungo. Il fatto è che questa zona la amo molto e ci sono tornato più volte (vedere per es. Vallone Unerzio / Passo Gardetta / Passo Rocca Brancia) ed ho quindi pensato di unire tutti gli "spizzichi" che ho fatto, in un percorso solo, una specie di Tour Gardetta.
Consiglio di farne almeno un pezzetto, fino alla Rocca La Meja ed accamparcisi sotto, oppure portarsi le biciclette in macchina: vi assicuro che il percorso è quasi in piano; il dislivello, a secondo di dove si passa, è tra i 300/400 mt., una cosa fattibile per chiunque.


Visualizza Valcavera Gardetta in una mappa di dimensioni maggiori

In una delle mie frequenti gite in zona, ho lasciato la macchina nello spiazzo (2481 mt) tra il Colle Fauniera e il Colle dei Morti, davanti alla statua di Marco Pantani.
Il Fauniera è considerata una delle salite ciclistiche più spettacolari e faticose della provincia di Cuneo, ed è palestra d'allenamento per molti ciclisti del cuneese e non solo. Collega la Valle Grana con la Valle Stura, attraverso il Vallone dell'Arma. Passò di qui il Giro d'Italia nel 1999, (con successiva discesa verso Demonte) nella tappa Bra - Borgo San Dalmazzo vinta dal bergamasco Paolo Savoldelli.

Paolo vinse la sua prima tappa nel Giro d’Italia del 1999, involandosi lungo la discesa del terribile Colle del Fauniera, e raggiunse Borgo San Dalmazzo prima di qualsiasi altro. Quel pendio è considerato uno dei più pericolosi del mondo...
Savoldelli seminò tutti, anche le motociclette del seguito, e tagliò il traguardo a braccia alzate. La sua impresa destò ammirazione ma suscitò anche terrore, perché il Falco sapeva disegnare le curve come nessun altro, sfiorando il vuoto senza batter ciglio...
Nel prosieguo di quel Giro d’Italia 1999, era la mattina il 5 giugno, Marco Pantani fu escluso dalla competizione per l’alto valore del suo ematocrito. Il leader della corsa diventò momentaneamente Paolo Savoldelli... Paolo Viberti - "Tuttosport"

A quella edizione del Giro, partecipò Marco Pantani. L'attacco di Pantani sul colle della Fauniera nel 1999 non fu dei più epici (data la notevole distanza della cima dall'arrivo). Il "pirata" fu comunque il primo corridore a 'violare' questa fantastica salita.
In sua memoria è stato realizzato un busto in marmo nero, unico nel suo genere nella storia e nella leggenda del ciclismo, ed a lui sembra sia stato ora dedicato il colle.

Piemonte: il Fauniera ribattezzato Colle Pantani
A Marco Pantani viene dedicato un colle. La notizia è ufficiale e costituisce una novità assoluta, perchè il nome del Pirata comparirà sulle cartine geografiche e non soltanto su quelle effimere dedicate al ciclismo ed alle grandi corse. Si chiamerà infatti Colle Pantani la Cima Fauniera sulle montagne cuneesi nel territorio del comune di Castelmagno. Ed è stato proprio il Consiglio Comunale di quel borgo reso celebre da uno squisito formaggio a deliberare in tal senso. Adesso verrà informato per la ratifica l’Istituto Geografico Militare.
E’ quella la novità. Non si tratta - lo ribadiamo - d’una denominazione sportiva da citare in occasione del passaggio del Tour de France o del Giro d’Italia. E non esiste niente di simile nella storia e nella leggenda del ciclismo. Cime Coppi e Pantani riguardano eventualmente un evento. Però i colli mantengono la loro denominazione. L’idea di battezzare un colle col nome di Marco Pantani appartiene alla mente fervida di Ferruccio Dardanello e dei suoi amici cuneesi che sulle strade della Provincia Granda quest’estate ospiteranno per ben tre giornate il Tour de France. Gli stessi personaggi che grazie al Col Cuneo avevano ospitato nel cuneese il Giro d’Italia dal '90 al 2005. Beppe Conti - "Tuttosport del 16 aprile 2008"

Ci sono moltissimi ciclisti quassù, tutti molto bravi, complimenti, ma io sul Fauniera ci sono arrivato in macchina, ho inforcato la bicicletta ed ho imboccato il Vallone dei Morti.

Il funesto nome di Colle dei Morti fu attribuito dopo una sanguinosa disfida avvenuta nel secolo XVII tra truppe franco-ispaniche e piemontesi nel valloncello poco distante (Vallone dei Morti)."Wikipedia"

Epica rimane l’impresa bellica nel 1744 delle truppe franco-ispaniche, che raggiunsero il Passo della Gardetta dai laghi Roburent e Prato Ciorliero, cogliendo di sorpresa le scarse truppe presenti sugli altopiani, per poi proseguire indisturbati fino al lungo e inefficace assedio di Cuneo. Giunto l’inverno l’esercito straniero dovette rientrare in Francia, separandosi in direzioni diverse in prossimità delle montagne: il Vallone dei Morti (collegamento con la Valle Grana ) e un piccolo muretto sotto il Colle del Preit, ricordano ancora oggi l’imboscata riservata dalle truppe piemontesi che inflissero gravi perdite al nemico nei due valichi, ideali per tendere agguati. Enrico Collo - "Testimonianze di guerra sull’Altopiano della Gardetta" Tratto dal sito web del Comune di Canosio

E si arriva al Colle Valcavera (2416 mt), con la sua caratteristica fascia di gessi, un evidente valico che mette in comunicazione la Valle Grana (Colle Fauniera) con il Vallone dell'Arma (laterale della Valle Stura di Demonte) e l'altipiano della Meja-Gardetta.
Qui, lasciandoci a sinistra la strada asfaltata che, seguendo il Vallone dell'Arma scende a Demonte, comincia lo sterrato e la vista è spettacolare: vette e praterie di alta quota.
Imbocchiamo la sterrata in discesa, bellissima, tra i pascoli soleggiati (fino a luglio c'è neve, tanta) e arriviamo, a breve, al bivio per il Colle Ancoccia. Prima però facciamoci un giro ai Baraccamenti della Bandia.

Bandia: la voce deriva dal termine latino tardo bannum, "luogo bandito", che si riscontra nell'italiano bandita in pieno accordo nel significato di "riserva", territorio soggetto a vari divieti (pascolo, caccia, taglio della legna, ecc.). Il toponimo, fa quindi riferimento ad alcuni di questi territori prevalentemente comunali che, periodicamente, venivano anche assegnati mediante bandi pubblici all'uso del pascolo, della fienagione, oppure del taglio della legna. I contravventori di una bandia o bandita venivano puniti con una pena pecuniaria detta appunto del banno. Michelangelo Bruno - "Alpi sud-occidentali; tra Piemonte e Provenza" (Ed. L'Arciere)

Alla fine del 1800 vennero costruiti i baraccamenti della Gardetta, del lago della Meja e della Bandia, in cui si introduce la malta nella costruzione delle casermette. Dal 1931 al 1942 l’area venne inserita nella realizzazione del Vallo Alpino, la grande opera difensiva a ridosso del confine francese in previsione della Seconda Guerra Mondiale; è di questo periodo l’utilizzo predominante del calcestruzzo per l’edificazione di bunker su tutti i passi dell’altopiano, e di casematte per l’acquartieramento delle truppe. Enrico Collo - "Testimonianze di guerra sull’Altopiano della Gardetta" Tratto dal sito web del Comune di Canosio

Torniamo al bivio e saliamo per il Colle Ancoccia. La stradina è una carrozzabile ex-militare, ed in effetti anche all'Ancoccia troviamo qualche auto, vicino al laghetto. Il Colle d’Ancoccia (2533 mt.) rappresenta un punto di osservazione privilegiato sull’altopiano della Gardetta e soprattutto sulla splendida, straordinaria Rocca La Meja (2831 mt), forse una delle più belle montagne del Cuneese.

Ancoccia: probabilmente italianizzazione del sostantivo provenzale encoccio (francese encoche), "intaglio". Il significato geografico di valico, viene avvalorato anche come punto di diramazione di antichissime strade alpine che, per i valichi Preit, Mulo, Valcavera e Bandia, permettono il collegamento trasversale tra le valli Stura, Grana e Maira. Michelangelo Bruno - "Alpi sud-occidentali; tra Piemonte e Provenza" (Ed. L'Arciere)

Da qui la Rocca la Meja si vede benissimo, le sue forme ardite e verticali, le "guglie" aeree, le stratificazioni dolomitiche e calcaree disposte verso il cielo, come si vedono bene anche i pascoli della Gardetta, la fitta rete di stradine e sentieri che li attraversano, tutte di origine militare (ad eccezione della strada che dal Colle del Preit risale al bivio, nei pressi del Rifugio della Gardetta) e, in fondo, si intravede il passo, dove arriva la mulattiera che sale dal Vallone Unerzio.

Scendiamo verso il lago, ma prima vale la pena fare una "variante" e salire al Colletto della Meja (2551 mt.). Seguite le indicazioni e prendete il sentiero, se siete in bici parcheggiate, se invece siete dei buoni "bikers", volendo ci si può salire pedalando.
Il Colletto della Meja si raggiunge senza troppo sforzo ne pericolo, mentre per la discesa dall'altra parte, ci si presenta un canalone abbastanza esposto che, fortunatamente, non dobbiamo "provare". Limitiamoci ad osservare da vicino la Rocca, di "profilo" e ad ammirare il paesaggio delle valli. Si riconoscono la Valle Valletta, il Vallone di Preit, la Valle Maira ed in fondo il piramidone del Monviso.

Più o meno da questo versante, nell'inverno del 1937 si staccò una valanga che travolse un plotone di alpini in esercitazione, facendo 23 morti, di cui 7 ricuperati soltanto in tarda primavera con lo scioglimento della neve. Una tragedia ancora viva nella memoria della gente del luogo, molti dei quali parteciparono ai tre faticosi giorni di ricerca. Ogni anno, il 16 agosto, in molti si radunano alla Lapide della Meja, scolpita su un grande masso, con un piccolo altare ad onorarne la memoria, per la messa in suffragio dei caduti, fedeli a una memoria che è divenuta parte integrante dell’identità del luogo e di tutta la Valle Maira.

Tornando verso il lago, dal sentiero si vedono bene gli affioramenti di gesso, roccia dal colore bianco e facilmente friabile, che formano i colli "lunari" della Margherina e di Salsas Blancias.

La Meja: oronimo il cui significato etimologico mette in evidenza la positura geografica "mediana, posta in mezzo o centrale", dall'aggettivo provenzale mian - méano (lat. medianus).
Si presta anche ad altre interpretazioni: da meja "cima migliore, più bella", da moya (lat. mollis) "terreno umido" per la presenza di piccoli stagni d'acqua, da meije "mezzodì" posizione della cima rispetto all'abitato di Preit.
Michelangelo Bruno - "Alpi sud-occidentali; tra Piemonte e Provenza" (Ed. L'Arciere)

Scendiamo al Lago della Meja, posto in una conca appena sotto la scura massa rocciosa del Becco Nero, costituita da antiche lave vulcaniche sottomarine. Attorno al lago sono ancora visibili crateri dovuti ad esplosioni. Incredibile, ma sembra che questa zona sia stata utilizzata fino agli anni '80 per esercitazioni militari. Ora è riconosciuta Patrimonio Geologico Italiano, prima gli sparavamo dentro, roba da matti.

Da qui il percorso sale verso il Colle Margherina (2420 mt) e si ricongiunge con la strada che arriva da Bandia.
Se siete a piedi prendete per Bandia e ritornate alle macchine. In tutto una ventina di km ve li siete fatti. Circa 3 ore partendo da Valcavera, 3,30 partendo dal Colle Fauniera. Bellissimo.

Se siete in bicicletta potete proseguire verso il Rifugio Gardetta, prendendo la carrareccia che passa sotto la Rocca La Meja, in discesa, un paio di passaggi con grosse pietre sul fondo, fino a congiungersi con la sterrata del Gias Margherina, che porta fino al Colle del Preit (2083 mt).
Si passa accanto all'agriturismo e si risale di circa 200 metri di dislivello, sulla larga sterrata che porta al bivio in direzione Gardetta, ove si prende a destra ed in breve si arriva al Rifugio Gardetta (2335 mt). Per il ritorno, si può prendere la ex-militare che tocca il Monte Servagno.
Le strade sono in ottimo stato, molto larghe e solo in alcune parti da OC. Quando non c'è neve (dopo luglio) ci si gironzola anche in auto, quindi per la bicicletta è l'ideale.


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