Valle Po:

Pian del Re / Rifugio Quintino Sella

Avvertenza: Questa, come le altre presentazioni su questo sito, non hanno la pretesa di essere vere e proprie guide. Sia perché non posseggo la prosa tecnica e appassionata degli "alpinisti scrittori" (...la carrareccia percorre verso ovest un altopiano ondulato, s'innalza, con alcune svolte, per superare una balza e prosegue, lungamente, fra i larici...), sia perché quando le ho effettuate, non ho pensato a prendere appunti e quindi vado a memoria, osservando le fotografie scattate e le mappe. Quindi, se oltre alle mie impressioni e considerazioni, vi servissero maggiori informazioni, vi rimando alle guide vere e proprie che troverete, copiose, in rete, con indicazioni particolareggiate tipo ... Proseguendo verso SE e tagliando in diagonale con lieve pendenza una conoide detritica leggermente inerbita...


Accesso: Da Saluzzo si percorre la provinciale SP26, che risale la Valle Po, superando Revello e Paesana. Giunti a Crissolo, si prosegue lungo la stretta rotabile che sale al Pian del Re, dove si trova il parcheggio gestito dal Comune di Crissolo (5 €).

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Qui nasce il fiume Po? Quasi. Come già evidenziava il mio amico romanaccio per le cosidette Sorgenti del Maira, con la battuta "qui ci sono le sorgenti perché qui c'è il parcheggio" ben inquadrava la situazione.

Il fiume Po nasce dal sistema dei laghi e delle torbiere d'alta quota del Gruppo del Monviso. La sorgente viene storicamente e geograficamente individuata presso Pian del Re. Parks.it - "Parco della fascia fluviale del Po"

Ci aggiungerei anche gli undici piccoli ghiacciai che il gruppo del Monviso ospita (in verità la maggior parte sul versante della Valle Varaita).

Al lato ovest del piano - scrivevano Martelli e Vaccarone nel 1889 - zampilla tra due grossi macigni, che fanno da argine ad una rovina scendente dal pianoro superiore in cui s'incava il lago di Fiorenza, una copiosa polla d'acqua a cui viene dato il nome di Sorgente del Po, quantunque le vere origini del fiume risalgano al ghiacciaio che esiste nella falda nord-est del Monviso ed al torrentello che discende dal monte Granero a dal Meidassa. Andrea Parodi - Laghi, Cascate ed altre Meraviglie", Parodi Editore

Diciamo che il Po ha numerose sorgenti che si raccolgono in un piccolo torrente tra i massi e le rocce del Pian del Re (2020 mt), che ben si presta all'uopo, idrogeologico e turistico, comodamente raggiungibile tramite ex-militare asfaltata.

Comunque sia, noi brancaleoni oggi, dall'affollatissimo e turistico Pian del Re, saliamo al Rifugio Quintino Sella, sul sentiero GTA che costituisce tappa del "Tour del MonViso", itinerario frequentato assai, pure troppo, ma non ci siamo mai stati, quindi.


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Come dicevo, il Pian del Re (si intende il re dei fiumi, il Po "fluviorum rex Padus") si può raggiungere in auto, la strada è stretta ma asfaltata e arriva "in pancia" al parcheggio ricavato sul pianoro a fianco della celeberrima torbiera (non cè limite al turismo brancaleone). 5 euro al giorno, solo per le auto (nei giorni festivi, il transito dei camper sulla strada da Crissolo è regolamentato), 3 per le moto, 250 posti auto che probabilmente verranno ridotti nei prossimi anni, con il personale del comune che dovrà anche accertare le violazioni in materia di sosta e multare.

Pian del Re. Riserva naturale speciale e area attrezzata. L'area comprende 465 ettari intorno alle sorgenti del fiume (2.020 metri s.l.m.), situate nella conca del Pian del Re, 7 km a monte di Crissolo in Val Po. La ricchezza d'acqua e la morfologia del suolo hanno dato origine, in prossimità delle sorgenti del Po, ad una torbiera; si tratta di un habitat di particolare interesse botanico, dove è presente una ricca varietà di specie, tra cui spiccano "relitti" di flora glaciale approdati in queste zone più di duecentomila anni fa quali ad esempio lo Juncus triglumis ed il Trichophorum pumilium. Ed è qui che vive un raro piccolo anfibio endemico, la salamandra nera di Lanza. Parco del Po Cuneese - "http://www.parcodelpocn.it/"

Parcheggiata l'auto e pagata la tariffa, trascuriamo il Rifugio Pian del Re (albergo-rifugio aperto tutta l'estate, 30 posti letto) e le casermette (magari le vediamo al ritorno, ma c'è poco da vedere) e ci dirigiamo verso le sorgenti.

Sul lato destro del tratto terminale della strada Crissolo-Pian del Re, sorgevano sei fabbricati capaci di ospitare 50 soldati e 20 quadupedi. Il complesso comprendeva la caserma dei Carabinieri, il forno, la caserma truppa, il magazzino, la cappella, la scuderia. L'unica costruzione ancora completamente integra è la ex caserma dei Carabinieri, oggi ceduta ad un ente religioso che la usa come bivacco. Le altre costruzioni sono ormai ridotte a ruderi. Marco Boglione - "Le Strade dei Cannoni" (Blu Edizioni)

Delle "sorgenti" abbiamo già detto, quindi imbocchiamo la mulattiera GTA (paline indicatrici) che sale in diagonale l'erbosa destra orografica del pianoro e, con una serie di tornanti e una breve rampa raggiunge (in mezz'oretta, venti minuti se avete il paraocchi) la bella valle sospesa che contiene il profondo Lago Fiorenza (2113 mt). Molto bello, incantevole e pittoresco, parecchi turisti, fotocamere al lavoro, pic-nic in allestimento.
Nel 1874, in occasione dell'inaugurazione del rifugio Pian del Re, sul Lago Fiorenza venne "varata" una barca per i turisti, venne benedetta dal parroco e "battezzata" la Bella Fiorentina. Altri tempi...

Lago Fiorenza. Questa denominazione venne forzatamente introdotta alla fine del sec. XIX in sostituzione della dizione indigena Làus d'Aval 'lago inferiore'. Deriva dal latino florere 'fiorire' (prov. fluor, flour). Michelangelo Bruno - "Alpi sud-occidentali; tra Piemonte e Provenza" (Ed. L'Arciere)

Noi procediamo lungo la costa pianeggiante, aggirando il lago, trascuriamo la diramazione per il Rifugio Giacoletti e proseguiamo sull'evidente sentiero che sale a serpentina ad una conca prativa, che si affaccia sul vallone del Rio dei Quarti.
Da qui la traccia si arrampica decisa su un salto roccioso, trascuriamo una nuova diramazione per il Rifugio Giacoletti, e seguendo la mulattiera arriviamo alla spalla erbosa che sovrasta il concone detritico che ospita il piccolo Lago Chiaretto (2261 mt).
Il lago ha uno strano colore tendente all'azzurro lattiginoso che, probabilmente, ne ha originato il nome. Nel 1989, una grande massa di ghiaccio e detriti si staccò dal ghiacciaio pensile Coolidge ed interrò in parte il lago, creando anche la vasta pietraia che lo circonda.

Invece di seguire la traccia principale che scende al lago e risale dall'altro versante, prendiamo la pista a sinistra, che con un semicerchio lo aggira, passando sugli sfasciumi, sotto la verticale del canalone-ghiacciaio Coolidge, fino alla base della Rocca Trune. Con alcuni tornanti si risale la grande morena che si stende tra il Monviso e il Viso Mozzo, e si arriva al detritico concone sovrastante.

Qui, il percorso quasi pianeggiante, passa proprio sotto il grandioso versante orientale del Monviso, e improvvisamente calano le nebbie e un freddo gelido. Procediamo tra la neve, (non molto alta ma c'è) e il nuvolone che si posato sui nostri zaini, ma tra gli sfasciumi, la traccia ci porta al Colle dei Viso (2650 mt), oltre il quale si stende l'ancora ghiacciato (fine luglio) Lago Grande di Viso (2590 mt).

Seguendo la mulattiera, in leggera discesa, raggiungiamo il grande edificio in pietra del Rifugio Quintino Sella (2640 mt). Il rifugio, costruito ed inaugurato nel 1905 è gestito dalla Sezione Monviso del CAI di Saluzzo.

640 mt circa di dislivello, 3 ore circa (anche meno se mettete il paraocchi o vi inseguono), bello, grandioso. Se avete ancora voglia, da qua si può salire sul Viso Mozzo (3019 mt), difficoltà EE.

Il Po era chiamato dai Greci 'Eridanós' (da cui il latino Eridanus e l'italiano letterario Eridano). Questo nome in origine indicava un fiume mitico che sfociava nell'Oceano e solo in seguito venne identificato con il Po. Eridanós contiene l'antichissima radice (*RDN) comune ad altri fiumi europei (Rodano, Reno, Danubio).
Presso i Liguri era detto Bodinkòs, da una radice indoeuropea (*BHEDH) che indica "profondità", la stessa da cui derivano i termini italiani "botola" e "fossa, fossato".
Il nome latino Padus - da cui l'aggettivo "padano" - deriverebbe secondo l'opinione più diffusa dalla stessa radice di Bodinkòs; secondo un'altra versione deriverebbe dalla parola celtoligure pades indicante una resina prodotta da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sue sorgenti.
Il nome italiano "Po" deriva appunto dalla contrazione di Padus (Padus>Pàus>Pàu>Pò); in diverse lingue europee, soprattutto slave (ceco, slovacco, polacco, sloveno, serbo, croato) ma anche in rumeno il fiume è ancora oggi chiamato Pad."Wikipedia"





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